Intervista a Danilo Farinon

Come ci si sente a fare uscire dalle proprie mani delle vere opere d’arte?
E’ difficile dire cos’è un’opera d’arte. Io non mi sento di dire che le mie lo siano. Un’opera si sente, si vive, si soffre...non sempre il lavoro finale esprime tutto il sentimento, le emozioni che si pensava di poter esprimere. Personalmente ho sempre qualche cosa da criticare sul quello che faccio. Diciamo che poter esprimere se stessi è fondamentale per la riuscita di un lavoro: se il soggetto piace e il cliente da la libertà all’artista di interpretare liberamente è più naturale che la bellezza trovi compimento.

Da dove nasce la sua passione per la scultura?
Credo di essere nato con questa passione. Da piccolo, quando andavo a messa, mi perdevo in mille fantasie guardando le statue di marmo che mi circondavano, pensavo a chi le aveva fatte, a come aveva fatto ... avrei voluto averle fatte io.
Io mi sono letteralmente innamorato del marmo, è la mia vita. Ho frequentato la Scuola Arte e Mestieri di Chiampo, li ho avuto la fortuna di trovare quello che io considero uno dei miei Maestri, il prof. Fontana, un vero maestro-padre. E’ importante seguire le proprie passioni ma è altrettanto importante trovare delle persone, dei maestri per strada che aiutino a coltivarle. A scuola si imparava a conoscere il marmo, le varie tipologie, le composizioni. Apprendevamo l’essenza dei lapidei per imparare a scolpirli. Studiavamo disegno e modellazione a mano per iniziare ad allenare la manualità. Scoprivamo la Storia dell’Arte, una folgorazione per me. Andare a scuola era un’avventura meravigliosa, ci andavo con entusiasmo e con la sete di imparare.
Finita la scuola, a 14 anni iniziai a cercare lavoro. La Valle del Chiampo era poverissima negli anni ’50, chiesi i soldi per il biglietto del treno per Vicenza ad una mia sorella, misi i miei pantaloni migliori e trovai lavoro presso la bottega scuola “Cingano Giuseppe” che mi chiese di fermarmi quel giorno stesso a lavorare. Non ci pensai due volte. Rovinai i miei bei pantaloni blu ma avevo trovato il lavoro dei miei sogni. Mi alzavo alle 4.30 di mattina e tornavo alle sera alle 22.00, ma ero felice.

Come e perché ha fondato Decormarmi?
Ho iniziato ufficialmente nel ‘63, a 24 anni, con quattro macchinari ... un tornio artigianale, un paranco per sollevare i blocchi, un segone per tagliare il marmo e un compressore. Il mio primo lavoro importante fu un grande portale a Ventimiglia. Entrarono poi in azienda i miei 2 fratelli e iniziarono a sviluppare un discorso industriale. Eravamo in piena ricostruzione dell’Italia, lavoro ce n’era molto, ricordo che tantissimi emigranti di Chiampo tornarono a casa. Ma il lavoro industriale non mi apparteneva, non era nelle mie corde. Tutta la mia passione, il mio amore per il marmo era legato alla scultura, al plasmare degli oggetti, al progettarli, sognarli, vivere con loro quasi una simbiosi. Lavorare a livello industriale rendeva economicamente ma non era quello che volevo fare. La mia vita lavorativa è sempre stata mossa dalla passione, in quella situazione stavo male. Nel ’72 mollai tutto e ricominciai, con grandi sacrifici, da capo.

Come ha ricominciato?
Rimasi più di sei mesi senza lavoro, poi, per i strani giri della vita, mi chiamarono per una villa in Francia. Era un lavoro bellissimo, ci misi tutto l’impegno e un amore indescrivibile nel farlo. La posa finale però non mi convinceva. Ero già stato pagato per tutto il lavoro ma non potevo lasciare la mia firma su un lavoro che non era fatto a regola d’arte. La vigilia di ferragosto partii con alcuni uomini e, a mie spese, riposai tutto. Stavo per andarmene quando arrivò una persona molto distinta che mi chiese un parere su alcuni particolari. Fui molto onesto, alcune cose non mi piacevano proprio. Questo signore, molto vicino al proprietario della casa, apprezzò molto la mia franchezza e mi chiese di partecipare alla selezione per fare delle altre ville in svizzera. I miei concorrenti erano studi grandi e rinomatissimi, ricordo che alla fine della selezione dei progetti fra l’incredulità di tutti disse “Il lavoro è assegnato all’italiano”. Sebbene mi aspettassi di vincere la gara era un lavoro talmente bello e immenso che di primo acchito ebbi paura.
A quella villa ho lavorato per più di due anni sviluppando con il cliente un sodalizio umano e professionale enorme. A distanza di più di 30 anni dal nostro primo incontro stiamo ancora lavorando.

C’è qualche commessa che ricorda con più affetto ed orgoglio di altre?
Ogni lavoro è importante e merita dedizione, cuore e impegno. E sono sempre propenso a pensare con entusiasmo al prossimo lavoro che farò piuttosto che a quelli già fatti. Ricordo però, forse perché ero molto giovane, il faraonico impegno della Casa Universale della Giustizia di Haifa, un lavoro enorme per un edificio più grande del Partenone composto da un numero spropositato di perfetti capitelli e colonne per i quali era consentita una tolleranza di massimo 2 millimetri.

Quali sono state le persone che più l’hanno aiutato nel coronare la sua passione?
Mia madre che l’aveva intuita da subito e mia moglie che mi ha sempre capito e appoggiato. Anche nei momenti più difficili, quando decisi di ricominciare tutto nel ’72 e avevamo già 3 figli. Poi ho avuto la fortuna di trovare sulla mia strada dei grandi maestri di professione e di vita, li ringrazierò sempre.

Tre dei suoi quattro figli sono entrati in Decormarmi. Pensava che avrebbero continuato la sua attività?

Lo speravo ma non l’ho mai preteso. Ho sempre cercato di insegnare loro il valore della passione nel lavoro, la soddisfazione di lavorare con impegno e serietà.

Come vede Decormarmi tra 10 anni?
Decormarmi ha la storia, le capacità, le caratteristiche per crescere e continuare a fare il proprio lavoro con professionalità in tutto il mondo. Vedo un futuro roseo nonostante le difficoltà che ogni giorno l’attività d’impresa presenta, ma so anche che tutti lavorano con grande passione e dedizione.

Cosa pensa di Kreoo, il brand di design di Decormarmi?
Mi piace moltissimo! E’ una linea contemporanea ma che trae origini dalle forme e dall’armonia delle proporzioni classiche. E’ un classico spogliato, pulito.

A suo avviso, che cos’ha Kreoo più degli altri?
Ha una sua forte identità, una personalità che trae origine dall’esperienza di Decormarmi. Alcuni particolari, spessori etc non possono essere fatti da chiunque. Ci vuole una storia dietro ogni prodotto, diversamente è copia.

Cosa augura ai suoi nipoti?
Di avere una grande passione nella vita e di coltivarla con impegno, dedizione e sacrificio. Di innamorarsi del proprio lavoro e farlo nel migliore dei modi qualunque esso sia. La passione non fa sentire la fatica.